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Danni
da emotrasfusione
La legge
210/92 stabilisce il diritto all’indennizzo
per i soggetti danneggiati da complicanze irreversibili dovute a
vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati.
Cosa è necessario fare
per ottenere l’indennizzo
Il primo passo da fare è presentare una domanda alla ASL
indirizzata alla Regione di residenza del cittadino danneggiato
e, non più al Ministero, della Sanità. Alla domanda
si deve allegare tutta la documentazione clinica (cartella clinica
o certificato da cui risulta la trasfusione o la somministrazione
di emoderivato o la vaccinazione), delle analisi fatte prima e dopo
e dei certificati sulla situazione sanitaria attuale.
Entro quali termini si deve presentare
la richiesta d'indennizzo?
La richiesta di indennizzo deve essere presentata entro ”
il termine perentorio di tre anni nel caso di sequele di incidenti
Post-vaccinali o di epatiti Post-trasfusionali e di dieci anni nei
casi di infezioni da Hiv.
Oltre all’indennizzo è
possibile richiedere un risarcimento.
Con la legge 210/92 si riconosce un indennizzo e non un risarcimento
del danno. Ma recentemente una sentenza ha riconosciuto la responsabilità
dello Stato nei casi di contagio da Hiv, a seguito di trasfusioni
di sangue infetto, o nei casi di danni permanenti riportati in seguito
alle vaccinazioni obbligatorie per legge. La conseguenza di questo
riconoscimento è che sarà possibile chiedere un risarcimento
del danno subito.
Indennizzo: Assegno vitalizio è reversibile: nel caso di
morte del beneficiario gli eredi gli eredi continueranno a percepirlo
per un periodo di 15 anni. Nel caso in cui la persona è morta
prima di ottenere il riconoscimento dell’indennizzo o primo
di poterlo chiedere, gli eredi hanno diritto a un assegno una tantum,
ma solo se dal certificato di morte risulta che il decesso è
avvenuta per cause strettamente connesse all’infezione contratta
( ad esempio per grossi cirrosi o carcinoma epatico). Gli eredi
che hanno diritto a questi benefici non sono solo quelli a carico,
ma anche quelli non a carico e anche se abili al lavoro.
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